Quando chiedo ai miei futuri clienti cosa conoscono del coaching e cosa li ha spinti a chiamarmi, durante la conversazione salta fuori spesso quella che sembra sia stata per anni la didascalia identificativa di questa attività: “Il coaching è azione”. Non hanno tutti i torti, perché questa frase fino a pochi anni fa era il distinguo che identificava il coaching come metodo potente, efficace…!
In effetti la prima versione più nota e immediata del coaching poneva subito una domanda molto concreta: “Cosa vuoi fare?”. È naturale: puntare all’azione vuol dire raggiungere un obiettivo, vuol dire ottenere dei risultati, genera motivazione!
Il Cosa in effetti attribuisce concretezza, fornisce visibilità di avanzamento verso la meta, di conseguenza il cliente si sente rassicurato dell’utilità e della praticità del percorso.
Con il tempo, il coaching ha ampliato i suoi confini. Se inizialmente si concentrava soprattutto sul fare, cioè su obiettivi, azioni, strategie, oggi ha abbracciato con maggiore forza un livello più profondo: il Chi.
Ma cosa significa, in sostanza, lavorare sul “Chi”? Il “Chi” riguarda l’identità, i valori, le convinzioni, le aspirazioni più autentiche del cliente. È l’essenza della persona, ciò che si percepisce forte anche al di là del risultato specifico.
Mentre il “Cosa” si concentra su mete tangibili (un nuovo lavoro, migliorare una competenza, gestire meglio il tempo), il “Chi” invita a domande come: “Chi sono in questo percorso?” “Quali parti di me voglio far emergere?” “Che persona sto diventando mentre lavoro su questo obiettivo?”
Il coaching centrato sul “Chi” non si limita a produrre cambiamenti nel comportamento. Porta il cliente ad esplorare come vuole vivere le sue esperienze, quali risorse interne desidera coltivare e quale identità sta costruendo. È un vero e proprio passaggio dal fare all’essere.
È qui che avviene la trasformazione. Grazie alla consapevolezza che il cliente acquisisce riguardo tutti i vari passi che compirà prima dentro di sé e poi nella sua realtà, qualunque essa sia.
Il “Cosa” può cambiare nel tempo, ma il “Chi” rimane come bussola interiore. In questo modo sarà in grado di essere coerente con i propri valori, dai quali sarà difficile staccarsi, poiché li ha esplorati e rafforzati durante il lavoro con il coach.
A questo punto l’ obiettivo avrà una connotazione decisamente più rilevante: da semplice traguardi è una vera e propria opportunità di crescita personale ed evolutiva. In fondo, non è solo importante cosa raggiungiamo nella vita, ma soprattutto chi diventiamo lungo il cammino.

