02-01-2026

LE DISTORSIONI COGNITIVE ED IL COACHING

di Maria Teresa Bernasconi

Non sono gli eventi in sé a causare le ns. emozioni, ma il modo in cui interpretiamo quegli eventi. Il problema nasce quando la mente amplifica paure e preoccupazioni, trasformando piccole sfide in montagne insormontabili e rendendo quasi impossibile distinguere i pericoli reali da quelli che esistono solo nella ns. immaginazione. Questo processo rappresenta le distorsioni cognitive.

Le distorsioni cognitive sono come lenti deformanti attraverso cui osserviamo la realtà. Queste lenti invece di aiutarci a vedere il mondo in modo chiaro, lo distorcono in direzioni che alimentano ansia, stress, e infelicità. Le distorsioni cognitive non sono una scelta consapevole o un segno di debolezza, ma semplicemente abitudini mentali sviluppate per dare un senso al mondo, spesso in risposta a esperienze difficili o messaggi ricevuti nell’infanzia. Inoltre, le percepiamo come verità indiscutibili.

Le distorsioni cognitive più frequenti includono:

Il pensiero catastrofico, ovvero la tendenza a immaginare automaticamente l’esito peggiore possibile, senza prendere in considerazione scenari alternativi e più realistici.
Il pensiero “tutto o nulla”, che porta a interpretare le situazioni in modo rigido e assoluto, escludendo le sfumature.
La lettura del pensiero, ossia la convinzione di conoscere ciò che gli altri pensano, pur in assenza di elementi concreti.
La personalizzazione, che spinge ad attribuire a se stessi la responsabilità di eventi esterni o a considerarsi la causa di ciò che accade;
Il filtro mentale, che induce a focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti negativi di una situazione, trascurando quelli positivi.

Diventare consapevoli di queste distorsioni rappresenta il primo e fondamentale passo per iniziare a scioglierle. Una volta riconosciute, è possibile procedere con la ristrutturazione cognitiva.

Il Coaching è un processo che sfida i pensieri distorti sostituendoli con alternative più realistiche e funzionali. Potresti scoprire quanto questi schemi di pensiero hanno limitato la tua vita e causato sofferenza inutile.

Con il Coaching puoi trasformare il modo in cui la tua mente risponde alle pressioni quotidiane. Cambiare prospettiva è il primo passo, immagina di osservare le tue preoccupazioni da una distanza maggiore.

Pensieri, emozioni e comportamenti sono interconnessi, modificando uno di questi, in particolare i pensieri, possiamo innescare un effetto domino che trasforma l’intero sistema.

Il coaching allena la ristrutturazione cognitiva: riconoscere gli automatismi mentali e sottoporli al vaglio del pensiero razionale.

Per non essere schiavi passivi delle ns. emozioni, ma influenzarle attraverso la gestione consapevole dei ns. pensieri e dei comportamenti che scegliamo di agire.

Anziché subirle passivamente come verità assolute, sviluppi la capacità di riconoscerle, esaminarle e rispondere ad esse con maggiore flessibilità e saggezza.

Il coaching sfida lo sviluppo di un’abilità preziosa: la capacità di prendere le distanze dai propri pensieri. Un allenamento alla flessibilità cognitiva non cambia le circostanze esterne della vita, ma trasforma il modo in cui le sperimentiamo e rispondiamo ad esse, per vivere una vita più appagante, più ricca e più resiliente.

Il coaching sfida la rigidità mentale: la tendenza a rimanere bloccati in un unico modo di vedere e affrontare le situazioni anche se non funzionale, e supporta la flessibilità cognitiva. La capacità di adattare i propri schemi di pensiero di fronte a nuove informazioni o situazioni modificando il proprio approccio. La libertà di evolvere

Il coaching non cambia la realtà esterna.
Cambia il modo in cui la vivi.
E questo, spesso, fa tutta la differenza.

(libro “Terapia cognitivo comportamentale” Nicolas Beck)

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