03-07-2026

L’insostenibile leggerezza dell’essere…in un percorso di coaching

di Nicoletta Stellino

“Sì, se si cerca l’infinito, basta chiudere gli occhi!”

L’insostenibile leggerezza dell’essere – M. Kundera

Oggi durante una nutriente conversazione riflettevo su cosa accade quando ci permettiamo di far cadere i veli, di mettere in dubbio ciò che fin qui abbiamo considerato come verità assoluta, un assioma, ovvero “verità o principio che si ammette senza discussione, evidente di per sé” (fonte Treccani).

Cosa accade se poso lo sguardo su ciò che fin qui ho preso per vero? Possono accadere cose talvolta apparentemente ed inizialmente “insostenibili”, per esempio la messa in discussione di ciò che ci ha guidati fin qui, nel lavoro o nella vita personale.

Perdere la guida è destabilizzante, mi fa pensare ad imparare ad andare in bicicletta senza rotelle: cambia tutto, la paura di cadere è tantissima e sembra impossibile riuscire a fare quella cosa che i più fanno senza sforzo. Poi ad un certo punto accade: click, stai pedalando, stai in piedi, magari oscilli un po’ ma prosegui…hai imparato ad andare senza qualcosa che ti guidava ed ancorava, sei più libero, di fare le curve, di andare alla tua velocità, di andare da solo! Hai cambiato prospettiva su di te e sull’andare in bicicletta, ciò che sembrava necessario (le rotelle) ora è superfluo.

Queste riflessioni che talvolta emergono dopo le sessioni di coaching, momenti preziosi di apprendimento continuo anche per me Coach. E’ accaduto recentemente, durante una sessione di coaching con P., di lavorare ad uno di questi assiomi, che ha scelto di guardare da vicino e valutare meglio. Ciò che per lui è stato vero senza discussioni, per anni, relativamente alla sua performance lavorativa, era: “se faccio le cose bene verrò ricompensato”.

P ha deciso di esplorare questa convinzione e ci siamo chiesti “qual è la regola che emerge?”

“Che se non vengo ricompensato è perché non sto facendo bene le cose”

Che impatto sulla percezione del proprio valore lavorativo! Affidare completamene ad un riconoscimento esterno la valutazione di ciò che facciamo, scegliere (inconsapevolmente) come KPI un comportamento esterno a noi, ci toglie potere, ci limita nella possibilità di vederci  e saperci capaci di.

Insieme a P. ci siamo anche permessi di fare un passo in più, chiedendoci: per quali motivi altri potrei non venire ricompensato, visto dal mio manager? Magari è distratto, non interessato, ha problemi personali, non ritiene sia parte del suo lavoro dare feedback positivi alle persone che lavorano con lui, non ne ha mai ricevuti a sua volta  quindi non sa come darli e l’effetto che hanno…tutte ipotesi chiaramente, il punto è che non hanno a che fare con la capacità e le competenze di P.

Ecco allora che si apre un mondo nuovo, che ci fa mettere in discussione ciò che crediamo e che ci spiazza, per poi restituirci la Libertà che tutti noi meritiamo.

Domande come “chi lo dice che è così? “, “e se non fosse così, in quale altro modo potrebbe essere?” ma anche posture nuove: volgere lo sguardo dentro di sé, guardarsi per davvero, ri-conoscersi il proprio valore, le proprie capacità, ri-vedere il cammino fatto fin qui e darci una pacca sulla spalla.

Ri-costruire un sistema di valori e motivazioni che sia sempre più scelto consapevolmente e non comprato ad occhi chiusi, come quando getti nel carrello le caramelle alla cassa del supermercato ed una parte di te si chiede “ma perché le sto comprando?”.

Ecco, il personal coaching permette di creare uno spazio dover farcele queste domande, con un professionista che è lì per ascoltare, senza giudicare, con grande curiosità al servizio del tuo obiettivo di sviluppo, per mettere in discussione, per sviluppare ipotesi e pensieri nuovi, che riportino il potere a casa: ovvero dentro di Noi.

“Dovunque tu vada, ci sei già”  Jon Kabat-Zin

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