Riflessioni liberamente tratte dall’opera “Ogni cosa è collegata” di Gabriella Greison
“Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato” BUDDHA (563 a.C. – 483 a.C.)
C’è una cosa che mi appassiona immensamente: scovare collegamenti, tirare fili e creare ponti tra concetti, materie, persone, esperienze. Se guardi bene sono ovunque, mi immagino una trama di collegamenti infiniti e la curiosità come strumento per scoprirne di nuovi. Anche nel Coaching la curiosità è una guida, nelle sessioni tracciamo collegamenti tra pensieri, emozioni, convinzioni, ipotesi, mettiamo in discussione ciò che pensiamo per darci la possibilità di scegliere cosa pensare.
In questo mio viaggio di esplorazione non potevo non includere un libro che già dal titolo mi ha fatta sobbalzare: “Ogni cosa è collegata”, di Gabriella Greison.
Fisica, scrittrice, attrice e divulgatrice scientifica, ha scritto più di 14 libri. Nel leggere il suo lavoro mi sono ritrovata a prendere appunti in ogni dove (anche sui tovagliolini di un bar!), a corrucciare la fronte senza comprendere ed a sorridere dell’ironia che sa mettere nella narrazione. Ha l’incredibile capacità di rendere accessibili concetti altrimenti totalmente estranei a me: ragioniera, laureata in Economia ed oggi dedicata anima e cuore all’essere Coach (ho il papà Ingegnere appassionato di Fisica ma credo che questi geni non siano stati trasmessi!).
Nel suo libro racconta delle scoperte incredibili dei fisici teorici, di intrecci potenti come quello di Pauli e Jung, fisica e psicologia, dei confini di ciò che si crede vero e di ciò che è stato intuito molto tempo prima che potesse essere dimostrato.
Cos’ha a che fare tutto ciò con il Personal Coaching? Più ci rifletto e più mi pare di intravedere dei collegamenti, come dice il titolo del suo libro, del resto. Pagina dopo pagina ho provato lo stupore e l’entusiasmo di quando si esplorano territori nuovi, di quando scosti una fronda e non sai bene cosa troverai dall’altra parte, un po’ ti tremano le gambe ed un po’…non puoi smettere di avanzare.
A scuola ero famosa per “passare gli appunti” ai compagni e le compagne, proverò a fare la stessa cosa qui, tirando fili di collegamento tra i passaggi che mi hanno colpita nel libro ed il processo di Coaching (i testi tra virgolette sono tutti tratti dal libro).
Da realtà osservata a realtà co-creata
“In fisica quantistica l’osservazione presuppone un’interazione tra chi osserva ed il sistema sotto osservazione”, ovvero, spiega l’autrice: non esiste una realtà “oggettiva” che va scoperta e misurata, ciò che osserviamo si co-crea e si co-costruisce durante l’atto stesso di osservare.
Se è vero a livello dell’infinitamente piccolo è vero anche per noi, spiega, che siamo costituiti da quelle stesse dinamiche infinitamente piccole e così potenti.
Leggo questo e “wooow, collegamento”, penso alla co-creazione nel processo di coaching.
Il Coaching è infatti definito dall’International Coaching Federation come “una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale”.
Lavorando con una Coach puoi aspettarti di abitare uno spazio di creatività co-costruita, di alleanza curiosa ed osservatrice di ciò che c’è, di ciò che non c’è, di ciò che potrebbe essere. E’ un processo sartoriale dove ogni sessione ed ogni relazione è unica per definizione, d’altra parte come potremmo immaginare un processo che sia simile ed applicabile tout-court sapendo che ogni osservatore genera la realtà insieme all’osservato?
Cosa aspettarsi quindi nello spazio del coaching? Che la tua Coach offra e mantenga con te una relazione paritaria (partnership) dove il focus è la creazione condivisa, no alle ricette pronte o ai “How to in sole 5 mosse”. Non ci sono soluzioni pronte all’uso offerte da “chi ne sa più di te”, perché la miglior esperta di te stessa sei tu e ciò che osserviamo e condividiamo insieme nello spazio di coaching è unico, proprio perché come ci insegna la fisica, emerge dal fatto stesso che siamo qui insieme a confrontarci.
E’ diverso da quanto abitualmente accade nelle nostre interazioni al lavoro, a scuola, a casa? Siiii
Può essere “strano” al principio? Siiiiii
Ma è anche incredibilmente potente, liberatorio, è libertà e potere, condiviso, co-creato, collegato.
Infinite possibilità
“…esiste una nuova prospettiva, tramite la quale possiamo espandere l’idea di mondo che abbiamo sempre avuto, e dare una nuova concezione alla realtà che ci circonda. Solo così la mente e la materia non dovranno più essere separati l’una dall’altra, e la mente potrà influire sul mondo materiale che osserviamo”
Nella definizione di coaching ICF si parla di “stimolare la riflessione”, ovvero allenare l’atto di rimandare indietro qualcosa, del rivolgere la mente con attenzione ad un tema (etimologia qui).
La cliente sceglie il tema della riflessione ed insieme rivolgiamo attenzione, curiosità ed energia a ciò che viene scelto meritevole di osservazione, notando la prospettiva automatica e facendoci delle domande curiose, non è la dicotomia “giusto/sbagliato” ad interessarci, ci interessa aumentarne la comprensione, come un prisma che si sfaccetta ed offre una struttura più complessa tramite la quale osservare in prospettiva.

La prospettiva infatti è un concetto chiave nel coaching, si parla spesso di cambio di prospettiva, o di ampliamento della stessa. Nel presente per esempio ha a che fare con come vediamo le esperienze che viviamo, come guardiamo ai fatti, a ciò che ci accade nelle relazioni. Nel futuro, invece può aver a che fare con da quale prospettiva lo sto immaginando.
Cosa accade se portiamo ciò che ci spiega la fisica quantistica nello spazio del coaching? Integrando e poggiando saldamente sulla consapevolezza che le possibilità sono in realtà infinite, ci permettiamo di pensarle ed immaginarle, senza giudicarle a priori. Collaboriamo per generarne molte, così che sia possibile scegliere partendo da un’abbondanza di possibilità e di alternative. Tipicamente alcune sessioni aprono con “non so se andare a destra o a sinistra” ed insieme generiamo nuove alternative di direzioni possibili (spoiler: quando il nostro cervello è indeciso tra A e B ciò che è più interessante per noi potrebbe essere altro, né A né B!).
Ci alleniamo a cambiare prospettiva chiedendoci per esempio: E se mi spostassi un po’ più in là, cosa accadrebbe? E se mi mettessi nei panni di xxx, come cambierebbe ciò che vedo? E se guardassi tutto ciò dallo spazio, che effetto mi farebbe?
Avvallati da persone serissime come i fisici teorici, ci chiediamo cose come “se mi spostassi in uno spazio di infinite possibilità: come cambierebbe il modo di vedere e pensare al mio futuro?”, “se ogni cosa fosse possibile, cosa cambierebbe per te?” , “se fosse possibile in contemporanea sia A che B, cosa accadrebbe?”.
Nello spazio del coaching ci permettiamo di credere che ci siano infinite possibilità, di trovare le soluzioni così come di generare alternative, prospettive e pensieri.
Allora che dite se andiamo insieme sulla cima della montagna più alta, facciamo un respiro profondo e ci chiediamo cosa vediamo, ora?
In che modo le cose sono diverse, e noi con loro, ora che guardiamo da qui?

