26-05-2026

Quando il cambiamento non ti chiede il permesso

di Giulia Zenini

Ci sono cambiamenti che scegli. E poi ci sono quelli che ti scelgono.

Hai mai fatto un piano preciso per qualcosa, lavoro, relazione, famiglia, futuro, e poi guardato la vita prendere tutta un’altra direzione senza consultarti?

“Non ho scelto io che cambiasse, è cambiato. E io mi sono ritrovata in mezzo a qualcosa che non avevo previsto, con gli strumenti pensati per un mondo che non esisteva più.”

Non è una storia di fallimento ma una di quelle in cui il prima è ancora chiarissimo e il dopo non ha ancora forma. 

E nel mezzo ci sei tu, con tutta la fatica di stare in un posto che non hai scelto.

I cambiamenti che non abbiamo ordinato

Esiste una narrativa molto diffusa intorno al cambiamento: quella che lo descrive come qualcosa che si decide, si pianifica, si costruisce con intenzione. Un percorso con partenza e arrivo definiti, magari qualche ostacolo nel mezzo, ma sostanzialmente sotto controllo.

È una narrativa rassicurante ed è parzialmente falsa.

Perché accanto a cambiamenti scelti come un lavoro nuovo, un trasloco, una relazione che inizia, esiste tutta un’altra categoria: quella dei cambiamenti che arrivano. 

Una riorganizzazione aziendale, una separazione, una perdita, un ruolo che cambia senza che tu l’abbia chiesto, una fase della vita che finisce mentre tu stavi ancora cercando di abitarla.

Questi cambiamenti hanno una caratteristica precisa: ti tolgono il controllo prima ancora che tu possa decidere come reagire. E questo, per quanto ovvio possa sembrare, cambia tutto, incluso il modo in cui li attraversi.

Perché i cambiamenti non scelti ci affaticano di più

Non è una questione di forza o di resilienza ma di orientamento.

Quando scegli un cambiamento, arrivi già con una direzione pronta: hai deciso tu, quindi hai anche, almeno in parte, una visione di dove stai andando. 

Il disagio c’è, ma ha una cornice.

Quando il cambiamento ti accade, invece, il primo problema non è come affrontarlo: è capire dove sei

Le coordinate che usavi non funzionano più, le aspettative che avevi su te stessa, sugli altri, sul futuro, vanno ricalibrate. 

E questo richiede una quantità di energia enorme, spesso invisibile agli occhi di chi ti sta intorno.

Dall’esterno sembra che tu stia “gestendo” mentre tu, all’interno, senti che stai semplicemente cercando di non perderti.

Quello che senti e che forse non stai nominando

I cambiamenti non scelti portano con sé un corredo emotivo specifico: riconoscerlo non risolve nulla, ma permette di smettere di combatterlo come se fosse un problema di carattere.

Disorientamento

Non sai ancora chi sei in questa nuova configurazione. Il vecchio ruolo, la vecchia routine, la vecchia immagine di te non reggono più ma quella nuova non è ancora definita. 

Stare in mezzo è faticoso, anche quando la situazione oggettiva non è drammatica.

Rabbia

Spesso sottotraccia, spesso scambiata per altro: potresti provare rabbia verso essere qualcuno, qualcosa, te stessa, o la situazione in astratto. 

La rabbia nei cambiamenti non scelti è quasi sempre una risposta legittima a una perdita di agentività, il segnale che qualcosa che contava per te è stato sottratto senza consenso.

Senso di colpa (paradossale)

Anche quando non hai fatto nulla di sbagliato, spesso arriva la sensazione di dover giustificare il disagio. 

“Dai, potrebbe andare molto peggio.”, “Ci sono persone in situazioni più difficili.” 

Questo tipo di confronto non aiuta: invalida quello che senti invece di aiutarti a usarlo.

Nostalgia del prima

Non necessariamente del prima in sé, che a volte il prima non era nemmeno così bello. Ma della familiarità, di sapere dove stavi, chi eri, cosa aspettarti. 

Il cambiamento non scelto porta via anche questo: la certezza di sé stessi come punti di riferimento.

Queste non sono debolezze. 

Sono la mappa di dove sei e, le mappe, per quanto scomode, sono utili.

Cosa vuole davvero da te questo cambiamento?

Questa è la domanda che raramente ci facciamo nelle prime fasi di un cambiamento non scelto. 

Siamo troppo impegnati a sopravviverlo, a gestirlo, a spiegarlo agli altri, a rimettere in piedi quello che è caduto.

Eppure, i cambiamenti che non abbiamo ordinato spesso portano con sé qualcosa che i cambiamenti scelti non avrebbero mai portato: la possibilità di fare i conti con quello che tenevamo in piedi per abitudine, paura o inerzia.

Quando il contesto si sposta senza chiederti il permesso, alcune cose cadono e, tra quelle che cadono, non tutto merita di essere raccolto e rimesso al posto di prima. 

Alcune vanno esaminate, alcune vanno lasciate lì, alcune rivelano, nella caduta, qualcosa che non avevi visto.

Non lo si vede subito, spesso non lo si vede finché non si smette di correre a riparare tutto.

Tre domande per stare nel mezzo senza perdersi e un esercizio

Tre domande. Non da risolvere, da portare con sé qualche giorno.

Cosa è cambiato che non avevo scelto e cosa, in questo cambiamento, mi sta chiedendo qualcosa?

Cosa stavo tenendo in piedi prima, che forse non aveva più bisogno di esserlo?

In questa nuova configurazione, cosa voglio scegliere io anche se non ho scelto il punto di partenza?

Nota le risposte, ma nota soprattutto le emozioni che arrivano mentre ci pensi, spesso dicono molto di più delle risposte stesse.

Immagina poi che la tua vita, quella precedente al cambiamento che senti di aver subito, fosse composta da tessere di domino che formavano spirali perfette.

Ora, a cambiamento avvenuto, tu sei li, in mezzo a tutte le tessere cadute e devi scegliere con quali ricominciare a ricostruire la tua vita.

Visualizza le tessere, visualizza cosa rappresentano, e comincia pian piano a riscostruire da quello che hai (e hai scelto).

Perché tutto questo ha a che fare con il coaching

Il coaching non cambia quello che è successo, non riavvolge il nastro, non restituisce il controllo su ciò che non era controllabile.

Ma crea lo spazio per distinguere quello che senti da quello che pensi, quello che vuoi da quello che temi, quello che è finito da quello che sta cercando una forma nuova.

E a volte, proprio nei cambiamenti che non hai scelto, impari qualcosa su di te che nessun cambiamento pianificato avrebbe mai potuto insegnarti.

Se ti trovi in mezzo a qualcosa che non hai scelto e vuoi capire dove sei e dove vuoi andare, possiamo esplorarlo insieme. Trovi il mio profilo su Mondo Coaching e puoi prenotare una prima videocall conoscitiva gratuita.

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